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Superbike: KO al primo Round? La salvezza del campionato passa dal risultato!
Superbike: KO al primo Round? La salvezza del campionato passa dal risultato!

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Le voci di corridoio girano già ed evidentemente sono un'eredità della stagione 2016.

Se non succede qualcosa a livello spettacolo-risultati (serve l'accoppiata), la Superbike rischia di vedersela brutta. Più brutta di quanto se la stia vedendo negli ultimi anni.
Lo show, ricercato con l'inversione in griglia dopo gara1, senza l'imprevedibilità del risultato non serve a nulla.

Per farla breve, non importa cosa succede in pista se poi alla fine vince sempre Jonathan Rea.
La Superbike non è la MotoGP dove i cicli sono benedetti e conta che alla fine vinca il pilota giusto con millemila rocambolesche vicende da lieto fine per un pubblico di finti intenditori.
La Superbike non è il wrestling dove puoi prendere le botte per una sera basta che alla fine tu vinca.

Quello delle derivate di serie è il campionato dell'imprevedibilità reale, delle vittorie inattese degli inattesi, e dei podi variopinti, magari con l'eroe locale.
Ok, è già da un po' che non è più così ma fino ad un paio di anni fa, almeno, non si sapeva chi avrebbe vinto.
Adesso invece è qualcosa di scontato.

La regola dell'inversione in griglia funziona?
Per adesso no.
Per prima cosa ammazza inevitabilmente uno dei contententi, Tom Sykes, che lavora tutto il week end per sfruttare uno dei suoi punti di forza: partire davanti e sperare di tenere.
Con questo meccanismo Sykes è praticamente spacciato al 50%.
E con lui tutti quelli come lui. Ossia piloti da Superpole e giro secco, sempre premiati nelle derivate.

Nel caso del primo round si è visto che la regola non ha cambiato le cose, ha solo stiracchiato un po' gli eventi, rimandandoli un po', a parte qualche caso illustre di cui sopra.

Rea e Davies sono stati davanti comunque. In mezzo a queste cose che sarebbero accadute comunque, si sono trovate dentro le variabili Lowes e Fores a far casino.
Ma è comunque finita come sarebbe finita in ogni caso, quindi non è da qui che si spreme lo show. Show e casino, sono due cose diverse.

Se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo!

Chi pensa che la monotonia sia Rea, se ne faccia una ragione.
Se la regola è uguale per tutti, Rea continuerà ad emergere adattandosi alla regola stessa, come è giusto che sia. Nessuno mi toglierà dalla mente che Rea giri all'80% per non rompere definitivamente il giocattolo ma che possa dare lo strattone quando serve, il tutto senza rischiare niente.
E qualora prendesse qualche sberla, arrivando secondo, sarebbe comunque poca cosa.

Bisogna imparare a sfruttare i record e la regolarità di Rea come si sfrutterebbe quella di un Valentino Rossi in motogp negli anni d'oro. Se il personaggio è naturalmente ed inequivocabilmente più forte, bisogna lavorare sul personaggio, e se non vuole farsi lavorare troppo, lavorare sull'impietosità dei suoi numeri.

E poi c'è Melandri, investimento di Dorna e Mediaset, soprattutto Mediaset.
Con un po' di pazienza potrebbe essere un rimedio naturale allo strapotere di Rea, arrivando dove Davies non è ancora riuscito ad arrivare. Del resto sul gallese come compagno di squadra Melandri l'ha sempre spuntata nettamente... tutto purché non lo si pompi troppo. Perché tutto ci serve tranne che un'altra SKY, schierata, di parte e provinciale.

Ma serve davvero tutto questo casino? Queste congetture, questi rimedi artificiali sono utili sul serio?

Sì, fino a quando non si vorrà adottare l'unica soluzione che funzioni davvero.
Niente antibiotici da inversione di classifica, niente cortisone da gare in due giorni ma solo il rimedio della nonna, ossia una cosa che hanno capito dappertutto tranne quelli che dovrebbero fare scuola: la superpole con giro secco e la centralina unica che renda le derivate di serie, derivate di serie davvero.

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Fonte: Misterhelmet Gianluigi Ragno