« back     Data di pubblicazione: 23 luglio 2007 Stampa questa scheda |
Come ho progettato lo Shoei X-spirit: Intervista a Yukio Kagayama
Come ho progettato lo Shoei X-spirit: Intervista a Yukio Kagayama
Il box del team Alstare Corona Suzuki ha due anime che concorrono al risultato finale.
La prima potremmo dire che è l'anima Alstare Corona, rappresentata da Max Biaggi, il 4 volte iridato 250 e veterano della Moto gp, chiamato in Superbike a movimentare le acque dei Media e possibilmente a vincere mettendo a frutto le abbondanti risorse del patron italo-belga Francesco Batta.

La seconda è l'anima tutta Suzuki, che ha lavorato per offrire alla prima un pacchetto motore telaio fra i più appetibili del lotto, sviluppato da uno degli "uomini azienda" più rappresentativi del mondo delle due ruote degli ultimi anni.
Un uomo azienda atipico però, perchè è un pilota collaudatore (con i pregi di entrambe le figure) che va anche forte, così forte che è uno dei pochi a cui una casa ha offerto la ribalta delle gare, laddove a molti suoi colleghi questa gioia e questo onore non sono concessi se non come saltuario contentino, magari a fine carriera...

Insomma una figura inconsueta quella di Yukio Kagayama, pilota collaudatore della GSXR degli ultimi anni,una moto che è cresciuta così tanto (i maligni dicono che l'apice sia stato nel 2006 e che questa 2007 sia un po' meno riuscita),da allettare anche un esigentone come Max che secondo i bene informati pare aver gradito il lavoro fatto dal giapponese, (anche quello duro e poco appagante con la centralina Marelli mai montata fino a quel momento su una GSXR), e il Giapponese stesso come compagno di squadra, sebbene quest ultimo non sia affatto un comprimario, visto che fino a questo momento ha sempre detto la sua girando molto forte con la sua creatura e prendendosi più di una soddisfazione anche se ovviamente i risultati (non solo i suoi a dire il vero) di quest anno sono ben lontani da quello che ci si sarebbe potuti aspettare.

Insomma quest'introduzione per definire un po' meglio questo giapponese un po' atipico e apparentemente ombroso ma alla fine molto disponibile,così diverso dal suo connazionale ed amico Haga, così poco interessato alle luci della ribalta e al glamour che da quest anno circonda il suo box, ma che, come si dice in gergo, il gas glielo sa dare quando serve rischiando anche molto, anche se il suo lavoro principale appare essere sempre quello di creare moto perfette per gli altri e nel lungo periodo, per il mercato.

Ci siamo chiesti se l'esperienza di un pilota unita alla capacità critica del collaudatore potesse essere utile a Misterhelmet, attento a capire dagli addetti ai lavori il più possibile su caschi ed equipaggiamenti, per scoprirne i segreti, gli step evolutivi e anche un po' di curiosità legate alle preferenze personali e alle abitudini.
Insomma un viaggio all'interno delle abitudini di quelli che sono i protagonisti della scena e che, in fondo,lavorano affinchè noi tutti possiamo essere più sicuri e comodi mentre facciamo la cosa che ci piace di più: andare in moto.

L'intervista

Attorno al team Alstare Corona c'è sempre un sacco di attenzione e quindi non è facile avere un appuntamento.
Attraverso la manager-assistente del giapponese (Atsumi) e il suo ingegnere Stefano Ferro riusciamo ad ottenere un po' di attenzione.

In realtà tutto è spiegare cosa fa Misterhelmet e cosa vuole chiedere ai piloti, dopodichè tutto è in discesa (scopriremo poi che i piloti sono sollevati per il fatto di non dover parlare sempre delle stesse cose e di poter finalmente trattare argomenti un po' più tecnici).
L'intervista non sarà lunga come altre (quella di Lanzi che uscirà fra qualche giorno, ndr) a causa di un non perfetto inglese del pilota nipponico, ma soprattutto per via dell'ingresso del suo amico Haga che voleva parlargli urgentemente, ma è stata ugualmente utile.
Solitamente i piloti nipponici sono di poche parole e quindi è stata una sorpresa scoprire una tale disponibilità.

Veniamo accolti da Yukio nel suo tir col n71.
E' in boxer, circondato dal suo equipaggiamento...siamo nel paradiso di ogni appassionato...il posto ideale per il lettore d Misterhelmet.

Dopo i convenevoli, qualche parola di giapponese su cui Yukio è curiosissimo (vuole sapere perchè conosciamo qualche vocabolo della sua lingua e perchè ci sediamo inquel modo lì) e qualche spiegazione su cosa fa Misterhelmet siamo pronti...apriamo il fuoco.


Misterhelmet: E' noto che sei un ottimo pilota e un ottimo collaudatore...vorremmo approfittare della tua esperienza per chiederti come nasce la collaborazione fra un pilota ed un'azienda in merito all'utilizzo di un determinato tipo di equipaggiamento.
(Prende subito il casco e ci fa capire che vuol parlare di quest ultimo).

Kagayama: Il casco è la cosa più importante...in questo che vedi, questo Shoei (X-Spirit TC5 Kagayama replica, ndr), c'è molta della mia esperienza...anche la livrea, è una mia idea l'ho sviluppata io...

M: ti faccio subito una domanda, perchè poi alla fine quello che gli appassionati e gli acquirenti vogliono sapere come prima cosa è sempre la stessa: questo casco è identico in tutto e per tutto a quello che si può acquistare nei negozi?

K: assolutamente sì, assolutamente identico, Shoei è una di quelle case che non fa questo tipo di speculazione. Ad eccezione dei guanciali, personalizzati per aderire meglio al mio viso e del sistema tear off che è stato adattato alle mie richieste ma non è niente di speciale, è assolutamente identico agli X-Spirit reperibili nei negozi.
Capisco però la tua domanda e ti dico che so di più di un pilota di moto gp (fa un nome "pesante" mentre il suo staff pare conoscere bene la faccenda) che usa un casco che non c'entra niente con quello venduto col suo nome.

M: in cosa è consistito il tuo apporto nello sviluppo di questo prodotto?

K: Shoei sapeva già farei caschi, ovviamente, io ho dato alcuni consigli, ad esempio sulle prese d'aria e sul meccanismo della visiera. All'inizio tendeva ad aprirsi in determinate situazioni e un paio di volte è anche successo all'inizio. Poi le chiusure sono state bilanciate meglio e adesso succede molto molto raramente (ndr: immaginiamo che sollevando busto e testa in fase di staccata a velocità sbk o in occasione di una delle numerose cadute di Yukio sia potuto succedere qualcosa del genere, noi abbiamo provato e non abbiamo riscontrato il problema, per fortuna, e riteniamo l'X-Spirit al top della sicurezza ).
Un'altra cosa che Shoei avrebbe fatto sarebbe stato incominciare a lavorare sul rimpicciolimento della calotta, a fini estetici ed aerodinamici...mi sono opposto fortemente.
Ho motivato la posizione con la necessità di mantenere una calotta di dimensioni non dico generose ma sufficienti a garantire la massima protettività; mi hanno ascoltato, lo fanno sempre, immagino che anche altri piloti che utilizzano questo casco (Vermeulen, Kiyonari, Abe, Kallio, Porto Dovizioso e anche Lawson, ndr) diano il loro contributo ma io devo dire che lo sento molto mio...quasi come la Gsxr...diciamo che l'ho visto un po' crescere e diventare quell'ottimo prodotto che è adesso.


M: Sperando che il trend sia finito, purtroppo in questi ultimi mesi hai collaudato molto anche il resto del tuo equipaggiamento (ride ndr) visto che sei caduto più volte riportando qualche brutto infortunio...il recupero è stato veloce, quanto è dovuto anche all'equipaggiamento?

K:(ndr, sorride) Molto, in un certo senso, sia in fase di sicurezza passiva che in fase di recupero.
Noi piloti stiamo imparando a proteggerci e a ricercare accordi con aziende che non siano solo vantaggiosi ma che riescano anche a tutelarci.
Con Spidi/Xpd sono tranquillo, mi offrono un'ottima assistenza fornendomi esattamente quello di cui ho bisogno e mi sono stati sempre vicini dopo gli infortuni.

M:hai indossato qualche protezione particolare dopo gli infortuni più importanti, ad esempio quando ti sei fratturato la clavicola?

K: ho indossato una protezione per la spalla che adesso non ho più qui con me che mi faceva stare meglio, nel senso che riuscivo ad ottenere una buona stabilità nella guida della moto nonostante fossi ancora debole...per quanto riguarda gli stivali (XPD) l'approccio dell'azienda non è quella di offrire un prodotto opprimente (ndr: un uomo XPD all'Eicma ci aveva confermato questa vision) ma quello di preparare una calzatura che permetta una maggiore libertà e sensibilità di guida.
I miei stivali (XPD XP5-GP) sono calzature protettive ma che nello stesso tempo mi lasciano guidare tranquillamente.
Per i guanti invece ho scelto di proteggermi un po' di più e uso un paio di Spidi molto protetti sulla parte superiore della mano (ndr: Penta, con un'accentuata protezione delle nocche, gli stessi usati da Misterhelmet quando non testa altri guanti)

Per quanto riguarda lo sterno, molti piloti hanno imparato che gli impatti frontali sono sempre più dannosi, io indosso questa protezione semiartigianale che mi ha regalato Troy Corser (ce la mostra e c'è ancora il coccodrillo, mascotte del pilota Australiano), non è invasiva ma fa il suo dovere (ndr: abbiamo immortalato Yukio mentre la indossa...potete vederlo nelle foto).

M: onestamente vorremmo sapere se questo rapporto con le case è sereno,nel senso che va sempre bene quello che producono per voi, mi spiego:le aziende mettono sotto contratto i piloti per migliorare la progettazione e l'efficacia dei loro prodotti ma soprattutto vendere e questo favorisce la creazione di capi personalizzati con livree dedicate ma impone a volte scelte anche drastiche che fanno preferire l'aspetto fashion a quello dell'efficacia e che impongono scelte ben precise per contenere i costi.
Ci sono stati mai casi in cui...

K: (ndr: sorride) in passato con altre aziende ho dovuto puntare un po' i piedi (ndr: ha l'aria di essere un po' un eufemismo) per fare in modo che l'aspetto funzionale fosse messo in primo piano, ma erano altri anni...diciamo che ultimamente le cose sono migliorate molto, di pari passo con i materiali e con l'approccio sempre meno empirico.

M: molte aziende hanno dei Laboratori in cui studiano i podotti. Ve li propongono prima durante o dopo?

K: diciamo che un lavoro che facciamo insieme e quello che ci propongono all'inizio è un prodotto quasi terminato ma non è necessariamente il prodotto finale, a volte oltre alle personalizzazioni ci sono da fare vere e proprie modifiche.
Del resto non potremmo mai guidare con qualcosa che non ci fa stare bene...ad ogni modo quello che ci propongono è comunque frutto di una esperienza maturata dall'azienda con noi o con altri piloti prima di noi, per cui salvo rari casi, si è già sulla buona strada.


A questo punto noi saremmo anche stati pronti per qualche altra domanda con un Kagayama che aveva fatto cenno al suo staff di essere disposto a proseguire ma all'improvviso un colpo di scena, è entrato un istrionico Haga (amico di vecchia data di Yukio) che ha risposto con un "miao" al nostro ciao ed è andato immediatamente a sdraiarsi sul lettino poco distante, catturando definitivamente l'attenzione del collega e chiudendo così di fatto la nostra intervista.

Non ci rimane che fare qualche foto per concludere questo breve incontro, una col voluminoso Misterhelmet in tenuta Alstare Corona (non è un belvedere e la pubblicheremo solo su richiesta) e uno con un Kagayama che si è gentilmente prestato a farsi fotografare con i nostri stickers dopo aver ricevuto garanzie in merito all'effetto benefico degli stessi.

Nota: il giorno successivo il nostro amico coglierà a Misano un podio dopo un lungo digiuno.
Guadagneremo un abbraccio dalla sua assistente/manager Atsumi e coglieremo la soddisfazione di Stefano Ferro in occasione del podio e un ammiccamento di Yukio in sala stampa quando gli ricorderemo l'effetto benefico di Misterhelmet.

Nota 2: in seguito abbiamo ottenuto da Shoei uno dei suoi X-Spirit...glielo abbiamo fatto autografare in occasione dei test di Vallelunga.
La recensione del casco sarà disponibile a breve su www.misterhelmet.com

 
Fonte: Misterhelmet